Chárōn – ferocia illuminata

Marta Di Donna / Francesca Mussi / Vincenzo Zancana

cura di Chiara Bevilacqua – 30 luglio 2021

“Chárōn – ferocia illuminata ci mette di fronte ad un sepolcreto, dove gli alberi appaiono ormai ridotti in segatura e cenere, a suggerire un atto di caduta ed elevazione, catarsi di un corpo carbonizzato, perenne ricordo di una solidità perduta, estrema dissoluzione della originaria forma e funzione.”

I tre artisti propongono per il white cube leccese la seconda tappa di Chárōn (Caronte) a seguito del primo intervento allestito nel 2018 a Spazio Serra a Milano. Il progetto nasce dall’interesse e dalla ricerca sviluppata dagli artisti attorno alla problematica degli incendi boschivi in Italia che, dal picco massimo registrato del 2017 (oltre 140.000 ettari bruciati) ad oggi, hanno continuato a colpire tutta la nazione. L’intento dell’opera, affermano i nostri, è quello di “mettere in gioco la responsabilità artistica, per risvegliare la sensibilità pubblica” su un fenomeno così allarmante. L’installazione realizzata per Kunstschau, Chárōn – ferocia illuminata, analizza l’inquietante fenomeno degli incendi avvenuti in Puglia negli oliveti colpiti da Xylella.
Se nell’intervento milanese i resti di tronchi bruciati occupavano lo spazio disposti senza vita sul pavimento o in sospensione evidenziando alcune protesi in ottone, a Lecce il box di Kunstschau si trasforma in un nuovo sepolcreto, dove gli alberi inceneriti appaiono ormai ridotti in segatura e cenere, a suggerire un atto di caduta ed elevazione, catarsi di un corpo carbonizzato, perenne ricordo di una solidità perduta, estrema dissoluzione della originaria forma e funzione.
Alla materia polverosa, generata dalla sintesi finale del legno arso, si coniuga una targa in ottone – rimando alla leggenda del ramo d’oro di Enea, strumento iniziatico per la discesa agli inferi – riportante la scritta “Cui Prodest” locuzione latina scelta dagli artisti per suggerire al fruitore di porsi un interrogativo: Chi ne beneficia? Da sfondo, affissa sulla parete centrale, una foto scattata direttamente dagli artisti in uno dei siti salentini maggiormente colpiti, individuati tramite un elenco fornito da ACLI società agricola cooperativa.
L’intera installazione appare alterata cromaticamente da un telo plastico rosso che allude al violento divampare delle fiamme. Per la realizzazione dell’opera gli artisti hanno fatto ricorso sia ai resti di incendi direttamente raccolti sui campi, sia al cippato di legno proveniente dalla FIUSIS SRL di Calimera, azienda green attiva nella produzione di energia pulita dagli scarti di ulivi colpiti da Xylella, premiata a Bruxelles come modello di sviluppo innovativo sostenibile. Un partenariato significativo che sottolinea come la coscienza ecologica possa trovare spazio nei processi economici annullando la distanza tra pensiero ecologista e sistemi produttivi. In tal senso Chárōn – ferocia illuminata esorta lo spettatore a guardare oltre il dramma, a cogliere e sostenere la rinascita di
là di ogni morte, la trasformazione individuale e il cambiamento collettivo.

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