P A R A D O X A

Nausica Barletta, Alessio Cerfeda, Daniela D’Amore, Ember, Rachele Montoro, Marco Vitale & Ambra Abbaticola

collettiva a cura di Carola Gatto e Marta Montoni

Dal 10 al 17 luglio 2021

Presso la Chiesa di Santa Maria della Grazia
Via Santa Maria degli Studenti, Lecce

La naturalista Maria Sibylla Merian, attorno al 1700, venne a contatto, nel corso di un suo viaggio in Suriname, con una delle più incredibili e surreali tra tutte le specie tratteggiate dalla sua sapiente penna fino a quel momento. In una laguna paludosa avrebbe scorto vari esemplari di uno strano pesce lungo più di 25 cm e, a poca distanza, comuni rane gracidanti non più grande di 7 cm. Nelle stesse acque osservò vari piccoli animali con zampe appena accennate, capaci di rappresentare la via di mezzo deambulante tra le due creature. L’esploratrice giunse ad una conclusione: si trattava di due stadi evolutivi, ante e post-metamorfosi, dello stesso animale e stabilì che la versione più grande rappresentava lo stadio adulto del ciclo vitale di quella creatura. Circa sessant’anni dopo, Carl Linnaeus nel suo Systema Naturae, mise in crisi tale valutazione, formulando una nuova ipotesi. In un primo momento decise di annoverare l’animale tra gli “animali paradossali”, in buona compagnia assieme all’unicorno, il drago ed altri esseri direttamente prelevati dai bestiari medievali. Tuttavia, dall’osservazione della struttura anatomica dell’animale, notò la presenza dell’apparato produttivo nell’esemplare più piccolo. C’era dunque un errore interpretativo nell’ipotesi di Maria Merian: ella aveva invertito il naturale ciclo di vita della rana, la quale, nel corso della sua vita non cresce, bensì si riduce. Da qui Pseudis paradoxa Linnaeus (1758), “la rana che rimpicciolisce se stessa”*.
Partendo da questo espediente narrativo, la mostra riflette sulla definizione di paradosso. In una prospettiva antropocentrica, la natura metamorfica della rana viene classificata come paradossale: sfugge alla logica, ovvero non è conforme all’abitudine. Eppure, la natura ci dimostra come un processo di “crescita” non procede per forza secondo una logica additiva. Come la rana anche l’essere umano, nel corso della sua vita, compie un processo di sintesi che spesso viene connotato come “perdita”, “abbandono”, “annullamento”. Come la rana, anche l’artista nello svolgere la propria ricerca, attua una sintesi estrema, volta all’individuazione di forme e linguaggi attraverso cui esprimersi. La ciclicità biologica della Pseudis Paradoxa è però nell’artista scomposta e irregolare: non soggetta a esaurimento alcuno, la sua ricerca può processare, elaborare, sintetizzare, eliminare senza soluzione di continuità. E se dunque crescere fosse un processo di eliminazione, cosa saremmo disposti a lasciar andare?

Paradoxa è un progetto espositivo nato all’interno della Terza Edizione di PIA – a circulating place for artists and curators e curato da Carola Gatto e Marta Montoni. Si tratta di opere site specific e di un’azione collettiva pensata appositamente per gli spazi della Chiesa di Santa Maria della Grazia.

*https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=33023 , liberamente riscritto dalle curatrici.

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