Post disater rooftops, salgemma, 2020

MESH

Post Disaster Rooftops è una piattaforma curatoriale ambientata sui tetti della città di Taranto, una città che ci permette di produrre contenuti che hanno un valore universale sui temi urgenti del sistema urbano contemporaneo. Attraverso la lente di questa città si possono vivere in prima persona tutti gli effetti collaterali provocati dalle politiche neo-liberali che accentuano le disparità tra i territori privilegiando i grandi centri economici.

Il titolo del progetto si ispira ad una provocazione del filosofo Timothy Morton che ha dichiarato “the disaster has already occurred”, intendendo che la specie umana dovrebbe agire come se vivesse già in una condizione di post, al fine di sviluppare la consapevolezza della propria agency sul pianeta.


I disastri sono fattori temporanei, eventi di transizione che, per quanto drammatici, svelano la possibilità di immaginare scenari alternativi e ideali. Da un punto di vista etimologico, il
disastro è il disallineamento dagli astri, ovvero dalla rotta favorevole: un cambio di direzione unito ad un’assenza di controllo.

È possibile reinterpretare il disastro come un punto di partenza verso una rotta fortunata?

Stare sui tetti rappresenta un modo per essere autonomi dalle retoriche, a tratti soffocanti, della rigenerazione urbana, in particolare di quelle che sposano un’idea di coinvolgimento organizzato o, peggio, premeditato.

Sono spazi non convenzionali, liberi dalle principali forme egemoniche di organizzazione dei flussi di vita e capitale, e permettono uno sguardo pluridirezionale sui conflitti che interessano la città.

Cerchiamo di provocare cambi di paradigma – o quantomeno esitazioni dell’intelligenza collettiva – rispetto alla comprensione delle infrastrutture tecnologiche, politiche ed economiche dentro cui viviamo, allo scopo di metterle in discussione criticamente

Rotazione 1, Post Disaster Rooftops, 2020.


Le città come Taranto, in cui la relazione tra il corpo e lo spazio è molto più forte (e urgente) che altrove, rappresentano una lente per osservare meccanismi di natura puramente umana (estrazioni, produzioni pesanti…) che, seppur di interesse globale, hanno conseguenze drastiche sui luoghi e i corpi che li abitano (siano essi umani o non-umani).

Intendiamo questo progetto come parte di un processo di cura collettivo.

Il nostro è solo uno dei possibili anticorpi ad un iper-organismo fuori scala. All’interno di questo clima, la questione non è essere antagonisti verso i sistemi dominanti. Piuttosto cercare di creare decentramenti gravitazionali occupando aree marginali della rete, o allargandone le maglie oltre i centri di produzione culturale consolidati.

EXTENDED PLAYS
Ogni Post Disaster Rooftop è concepito come una sorta di concept album, un EP (extended play) con differenti tracce di differenti autori. Abbiamo deciso di catalogare gli episodi come EP numerati perché registriamo letteralmente tutto in modo da avere un archivio online del progetto.

Gli EP si basano su un format che prevede un’alternanza di open talks (che coinvolgono persone che provengono da campi e discipline diversi) e azioni performative di diversa natura, con una predilezione per quelle che riguardano i linguaggi del suono, del corpo e della parola.

Rotazione 2, Post Disaster Rooftops, 2020.


L’EP01 è stato realizzato a Settembre 2018 ed era intitolato “Taranto 2049 – Is this fading city on the Ionian sea cooler than Blade Runner?”, prendendo spunto da un articolo pubblicato da New York Times in cui ritraeva Taranto come un set ideale per una società distopica, la testimonianza vivente del fallimento del paese nella gestione delle disparità tra nord e sud.

L’EP02 è stato realizzato nel 2019 ed era intitolato a “New Abnormal”. Si ispirava al filosofo ambientale Glenn Albrecht, il quale afferma che la specie umana sta affrontando un disagicronico di massa: la nostra percezione del paesaggio è profondamente alterata da processi capitalistici di scala planetaria, e non ci resta altra scelta che cercare di adattarci. Oltre al programma degli EP – che sono tutti ambientati a Taranto – produciamo anche eventi singoli che chiamiamo Bonus Tracks.

Si tratta di produzioni puntuali che non seguono
strettamente la struttura degli episodi e ci danno la possibilità di interagire con spazi della città a cui siamo interessati. Inoltre sono occasioni per alimentare collaborazioni con altre realtà del territorio, con nel caso dell’ultima Bonus Track, una performance relazionale di Cesare Pietroiusti co-prodotta con studioconcreto di Lecce.


Il progetto è pensato come un processo di lungo termine che si sviluppa in due fasi. Una prima fase – in corso – che prevede la produzione di 5 EPs, oltre ad una serie di Bonus Tracks. Una seconda fase che invece interesserà un lavoro collettivo di elaborazione ed editing dei contributi artistici, progettuali e di ricerca raccolti, con il fine di produrre contenuti editoriali di varia natura.

“If you see another future – fine! Form a small group, and shape your own future. Either that, or start a volleyball team”

(Experimental Jetset)

Post Disaster, Rooftop Landing, nell’ambito di Performance di Parola tra Gesto e Architettura, settembre 2020. photo credit Alice Caracciolo, courtesy studioconcreto.

ABOUT

POST DISASTER è una piattaforma curatoriale e critica che raduna progettisti, pensatori e artisti ad indagare la condizione dello scenario urbano mediterraneo. La ricerca cerca di fare luce sui meccanismi di disparità innescati dai flussi di produzione su scala globale a partire da Taranto, città simbolica delle contraddizioni interne al sistema socio-economico occidentale. Il progetto mira a generare un dialogo interdisciplinare, inseguendo una ricchezza e complessità di sguardi che i limiti delle singole discipline non potrebbero permettere.

post.disaster.rooftops@gmail.com

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